My name is Earl

Una serie cult da riscoprire tra Karma e risate. 

Earl Hickey ha passato la sua vita a truffare il prossimo, ma un giorno, dopo aver vinto 100.000 dollari al “Gratta e Vinci” ed essere stato investito subito dopo, mentre è in convalescenza su un letto d’ospedale, ha una rivelazione: il segreto di una vita felice sta nel costruirsi un buon karma. 

Da quel momento, Earl compila una lista di tutte le cattive azioni che ha compiuto e inizia a cercare di rimediare a ciascuna di esse. Nel corso delle puntate vi porrà rimedio con l’aiuto della somma vinta e del fratello Randy. Il karma comincia presto a sorridergli così Earl capisce di essere sulla giusta strada e con lui, ad affrontare situazioni assurde ed esilaranti, ci saranno la cameriera Catalina, l’ex-moglie Joy, il ladruncolo Sonny, il gentile Gamberone, il barista Darnell e la “bella” Patty. 

My name is Earl è una serie comica e brillante che prende le mosse dallo spirito della sit-com ma ne amplia l’orizzonte per la varietà di ambienti e situazioni, sapendo anche riflettere sugli aspetti meno scontati che si celano dietro la dissacrazione. L’arma narrativa è l’ironia che non cede mai al cattivo gusto e fa emergere ogni sfumatura sociale, in situazioni quali: divorzi, delinquenza, solitudine, smarrimento e cattiveria. 

La serie è un mix riuscito di scrittura e regia, tra ritmo e gag ad incastro che permettono un sapiente montare dell’azione. Un’idea con un protagonista vincente tra un Jeffrey Lebowsky e il mitico Homer Simpson, il Dante di Clerks e gli eroi “duri dal cuore tenero” del cinema più classico. Ben soppesata è poi la scelta di puntare su una struttura seriale episodica con un forte tirante orizzontale qual è il Karma che trasforma poco a poco l’arco del protagonista. Così come il mondo che lo circonda prende forma facendo crescere i co-protagonisti e rendendoli non solo spalle o bozzetti ma anche umani e cangianti. La scrittura d’ogni episodio è classica, ben congeniata nel montaggio e nell’uso del sonoro, dosando salti temporali e flash-back, semina e raccolta, musica e tormentoni, così come i cliff e i rilanci. La scelta infine di sentire lo stesso Earl nella voce over che si racconta e ci racconta quello che vediamo rappresenta un filtro riuscito sia a livello produttivo che drammaturgico.

Insomma si ride, sorride e si riflette.

Un successo di pubblico e qualità per una serie che ha saputo osare nel tema e puntare su un personaggio “scorretto”. Ideata da Greg Garcia: grandi ascolti negli Usa e anche diversi premi. Da noi passata un po’ in sordina ma diventata subito cult per gli amanti del genere. La serie è andata in onda dal 2005 al 2009, aprendo le porte a molte altre serie di successo. Per i curiosi o per chi vuole rivedere le avventure di Earl le può trovare in streaming su Star di Disney+.

My name is Earl.

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