La grande sera

Giuseppe Pontiggia, La grande sera (1989).

Altro romanzo che ho recentemente riletto è La Grande Sera di Giuseppe Pontiggia. Autore lombardo, nato a Como nel 1934. Nel 1968 con L’arte della fuga aveva sviluppato un gusto per la ricerca verbale e la sperimentazione, per poi tornare verso strutture narrative ben articolate, dal gusto ironico e specchio di amare metafore esistenziali. 

La Grande Sera è un romanzo uscito nel 1989, testo vincitore del Premio Strega e che consacra il nostro autore anche presso un pubblico più ampio. Con questo romanzo, Giuseppe Pontiggia, chiude un primo ciclo del suo percorso narrativo, dopo Il Giocatore e Il Raggio d’ombra, la Grande Sera rappresenta infatti il finale di una sorta di trilogia narrativa: tre romanzi riusciti, sia per il tema che nella forma, tre romanzi che pongono al centro del loro sviluppo il tema dell’assenza e della fuga. 

L’assenza per Giuseppe Pontiggia è quello che manca all’uomo, un altrove lontano e diverso dal presente. Un presente da fuggire con le sue finzioni e ipocrisie. Con dei personaggi che si muovono alla ricerca di tale assenza. Spinti da un fatto improvviso che li pone di fronte alla necessità di darsi una scossa. La Grande Sera inizia in un pomeriggio estivo di una Milano contemporanea: un affermato professionista sparisce improvvisamente senza lasciare traccia. La sua scomparsa pone nella paura tutti quelli che hanno a che fare con lui.

Il romanzo, attraverso lo scorrere dei capitoli, divisi per situazioni e grandi sequenze, non si concentra sulla fuga del personaggio sparito, bensì l’attenzione, come in Notturno Indiano di Antonio Tabucchi, si sposta tutta su chi cerca. Su tutti gli altri che reagiscono in modi diversi alla sua assenza. La sparizione diventa il pretesto narrativo vincente, gesto vincente da trama thriller che però vuole indagare l’uomo. Uomo nel suo essere amante, fratello, socio, nipote. Uomo spesso inetto e in crisi, simbolo del genere umano che si è fatto corrompere nel suo compiacersi.

Di Giuseppe Pontiggia mi piace ricordare anche un romanzo del 1993: La vita di uomini non illustri. Una raccolta di diciotto brevi biografie, ritratto del mondo degli uomini così com’è, con le manie, le ambizioni, i difetti e le mediocrità. Ritratti di grande abilità e partecipazione emotiva, senza però facili moralismi.

Giuseppe Pontiggia è scomparso a Milano nel 2003.

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