Wild at Heart

Cuore Selvaggio ( Wild at Heart, David Lynch, USA 1990)

Un viaggio fantastico tra immagini e suoni, generi e immaginari.

Sailor è appena uscito di prigione e Lula, la sua ragazza, lo sta aspettando. La coppia prende l’auto e inizia ad andare seguendo un percorso tutto interno e mentale sulle orme dei fantasmi e delle personali paure. Il loro sarà un viaggio tra sogno e incubo, manierismo ed esibizione, nero e colore: un viaggio nel cinema di David Lynch. Il mondo che attraversano è quello contemporaneo dell’America del sud ma percorso come in una favola prendendo a prestito il mago di Oz, una madre strega, un mentore fata, delle scarpette rosse e dei perfidi messaggeri.

Il film cammina anche attraverso il genere del melodramma con una tormentata storia d’amore, destino e desiderio ma soprattutto si muove attraverso le strade che nascondono il lato oscuro e terribile del male, un male presente e quasi necessario di un’America selvaggia e assurda nella sua normale decadenza. Corpi e strada che s’incontrano e scontrano ricordando il James Ballard di Crash, con le sue auto, gli incidenti e tutto il disegno del mondo sessuale e distorto vissuto da Sailor e Lula. 

Qui interpretati da un Nicolas Cage e una Laura Dern volutamente sopra le righe. Un road movie atipico e mai lineare che si muove tra fuoco e inconscio, senza un graduale passaggio fra un mondo è un altro, con dei personaggi che, a rappresentare l’insicurezza contemporanea, si spostano in un ambiente poco definibile e senza un qualunque legame con lo spazio, senza una meta e in fondo senza uno scopo. Cuore selvaggio porta avanti una narrazione frammentata con inserti, ricordi e flash back, in cui la simbologia si fa espressione dominante: uno sguardo indagatore distaccato che si muove tra i conflitti personali, ambienti visti da dietro o da dentro e una realtà fenomenica laterale sempre filtrata dal momento onirico. 

La pellicola partecipò al Festival di Cannes e vinse una Palma d’oro, super-voluta dal presidente della giuria Bernardo Bertolucci, che figurava il nostro spaesamento ma anche una ricerca di linguaggio nel rileggere i generi e il senso plurale del cinema. Una ricerca che il cinema di Lynch ha continuato a percorrere disegnando un mondo sempre più incerto e con una violenza che quasi non ha più creato orizzonte d’attesa. Rivedere così il film tanti anni dopo ci fa capire che siamo rimasti senza il mito di Elvis o la consolazione di Disney, senza l’orrore nel vedere una ragazzina violentata dallo zio, senza l’humour nero dei morti carbonizzati in case incendiate o lo spettacolo dal sangue raggrumato degli incidenti stradali. Film e tempo, ci rimane il viaggio, la visione che ha percorso un tragitto idealizzato nell’inconscia volontà di sublimare in fiaba la crudezza della vita.

Cuore Selvaggio. Wild at Heart. Regia: David Lynch. Soggetto: dal romanzo Wild at Heart – The story of Sailor and Lula di Barry Gifford. Sceneggiatura: David Lynch. Fotografia: Fred Elmes. Scenografia: Patricia Norris. Montaggio: Duwayne Dunham. Musica: Angelo Badalamenti. Interpreti: Nicolas Cage, Laura Dern, Willem Dafoe, Brent David, FraserBadal, Diane Ladd, Calvin Lockhart, Isabella Rossellini, Harry Dean Stanton, Grace Zabriskie, Sheryl Lee. Produzione: Polygram / Propaganda Films. Durata 127 min. USA, 1990.

Wild at heart. Nicolas Cage e Laura Dern

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